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La lucidità della pazzia

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra, non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.

Addio signora Merini, non la dimenticheremo… dopotutto il mondo ha sempre bisogno di un po’ di poesia.

Il Testamento di Gheddafi

Maronity Report

Stallman e Steve Jobs

Ripubblico qui un post di Alessandro Lorenzi riguardo l’uscita di scena di Steve Jobs e la famosa esternazione di Richard Stallman:

Mi sono preso qualche giorno per commentare in maniera piú distaccata il commento di Stallman riguardo l’uscita di scena di Steve Jobs.

Ho sentito molti pareri a riguardo, molti violentemte contrari, qualcuno (pochi) tiepidamente a favore, alcuni veramente ridicoli (“Lui ha inventato il personal computer”).

Io non mi sento di andare contro Stallman, ha tutte le ragioni. Quando una persona di successo viene a mancare si tende a perdonare qualsiasi difetto ed esaltare ogni aspetto positivo.

Purtroppo questo puó portare danni enormi per gli utenti, creando aspettative maggiori sui prodotti piú chiusi che ci siano marchiati Apple.

Steve Jobs, sul piano tecnico, non ha mai introdotto nulla di particolarmente innovativo. Mouse, portatili, smartphone, touch screen, tablet: tutti prodotti giá esistenti sul mercato ma reintrodotti con un packaging piú affascinante, il tipico giocattolino luccicoso.

Non che questi giocattolini fossero di per se migliori di quelli giá esistenti ma, grazie all’integrazione tra questi e software Open Source rimarchiato proprietario Apple, é stato possibile guadagnare tanto, ma veramente tanto.

Questo non sarebbe male.

Il problema é stato che a fronte di uno sfruttamento massiccio di codice aperto si é andato a fissare una serie di divieti all’utente.
-> l’utente non puó utilizzare un sistema operativo diverso da MAC OSX.
-> l’utente non puó cambiare la batteria dell’iPhone
-> non é possibile scegliere un dispositivo diverso dall’iPhone per utilizzare il sistema operativo
-> obbligo di utilizzare solo applicazioni certificate da Apple

Questi e altri innumerevoli blocchi hanno portato a creare una gabbia dorata dove mettere l’utente.
L’utente medio vede oro ovunque, io ci vedo solo sbarre.

Steve Jobs NON é un innovatore.
Steve Jobs NON é un salvatore.
Steve Jobs É un carceriere.

… ups.. era :3

E se nessuno in questo momento lo dice per buonismo, Stallman, un personaggio decisamente eccentrico
e spesso fuori dal mondo reale, si puó permettere di dirlo.

E l’ha detto con le parole giuste “nobody deserve to have to die”, ha detto che Jobs esercitava un’influenza negativa anche dopo che ha lasciato il ruolo di CEO (rimanendo comunque uno dei soci di maggioranza, quindi continuando ad influenzare le scelte Apple).

Stallman non ha sbagliato, forse rimanendo in silenzio avrebbe fatto una piú bella figura, ma avrebbe anche aiutato Apple a ravvivare ancora una volta la figura di un mito.

..:: Alessandro Lorenzi ::..

I miti sono importanti. I giovani hanno bisogno di t-shirt in cui credere. [Ellekappa]

Link all’originale

Ripubblico un post di antoniomenna, semplicemente illuminante:

Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui,  con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

Fonte

Copio e incollo un post di Guiodic, del quale condivido ogni singola parola:

Ho una epidermica sensazione di disgusto per le celebrazioni apologetiche di Steve Jobs. C’è chi lo paragona a Leonardo, chi lo chiama genio, c’è chi gli porta i fiori davanti agli Apple store come se si trattasse di un santo e quelle fossero chiese.

Ma in fondo non è sbagliato:  sono chiese. Chiese dove veniva diffuso il “verbo” della Apple, con tanto di simbolo da adorare, un messia, riti da celebrare.

Sono ateo e non mi piacciono le vere religioni. Ho però imparato a tollerarle come fenomeno di folklore. Ma un’azienda e un CEO che diventano religione è davvero qualcosa di insopportabile.

Mi chiedo cosa deve frullare nella testa di tanta gente per credere che un telefonino cool ha “cambiato il mondo”. Mi chiedo come si faccia a non vedere che dietro le belle parole ci sono storie di sfruttamento del lavoro, di programmatori ridotti a larve dopo decine di ore di lavoro senza pause, di utenti resi ignoranti dei loro diritti e che si dichiarano contenti di esserlo.  Si dichiarano contenti che Steve (loro lo chiamano per nome, come se lo conoscessero, come se lui gli parlasse, come Gesù insomma) scegliesse al posto loro e che oggi rimpiangono il fatto che non lo farà più.

E’ Steve Jobs che ha imposto un modello chiuso come iTunes, che ha bloccato l’iPhone in modo che ci si potesse installare solo ciò che proviene dall’App store, vale a dire ciò che Apple sceglie per te. E a quelli che volevano liberare l’iPhone ha fatto causa. E giustamente l’ha persa.

Tutta questa storia la dice lunga sui valori trasmessi dalla pubblicità: ha avuto successo? quindi è un genio.

Allora anche George Bush che ha fatto credere a tre quarti di americani che Saddam aveva le armi nucleari era un genio? E che dire di quelli che riescono a far credere agli stessi americani che la terra è nata 6000 anni fa e l’evoluzione è un falso? Geni anche loro? O piuttosto non si dovrebbero definire spregiudicati mentitori, approfittatori, fomentatori di ignoranza?

Steve Jobs è stato un grande uomo di marketing, non infallibile, visto che ha fatto pure qualche cappellata con prodotti finiti presto nel dimenticatoio. Era un venditore. Non era un buono, non era “di sinistra”, non era il cavaliere solitario contro il male. Anzi.

Fonte.

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