Category: Opinioni personali


11/11/11 – 11:11

Copio e incollo un post di Guiodic, del quale condivido ogni singola parola:

Ho una epidermica sensazione di disgusto per le celebrazioni apologetiche di Steve Jobs. C’è chi lo paragona a Leonardo, chi lo chiama genio, c’è chi gli porta i fiori davanti agli Apple store come se si trattasse di un santo e quelle fossero chiese.

Ma in fondo non è sbagliato:  sono chiese. Chiese dove veniva diffuso il “verbo” della Apple, con tanto di simbolo da adorare, un messia, riti da celebrare.

Sono ateo e non mi piacciono le vere religioni. Ho però imparato a tollerarle come fenomeno di folklore. Ma un’azienda e un CEO che diventano religione è davvero qualcosa di insopportabile.

Mi chiedo cosa deve frullare nella testa di tanta gente per credere che un telefonino cool ha “cambiato il mondo”. Mi chiedo come si faccia a non vedere che dietro le belle parole ci sono storie di sfruttamento del lavoro, di programmatori ridotti a larve dopo decine di ore di lavoro senza pause, di utenti resi ignoranti dei loro diritti e che si dichiarano contenti di esserlo.  Si dichiarano contenti che Steve (loro lo chiamano per nome, come se lo conoscessero, come se lui gli parlasse, come Gesù insomma) scegliesse al posto loro e che oggi rimpiangono il fatto che non lo farà più.

E’ Steve Jobs che ha imposto un modello chiuso come iTunes, che ha bloccato l’iPhone in modo che ci si potesse installare solo ciò che proviene dall’App store, vale a dire ciò che Apple sceglie per te. E a quelli che volevano liberare l’iPhone ha fatto causa. E giustamente l’ha persa.

Tutta questa storia la dice lunga sui valori trasmessi dalla pubblicità: ha avuto successo? quindi è un genio.

Allora anche George Bush che ha fatto credere a tre quarti di americani che Saddam aveva le armi nucleari era un genio? E che dire di quelli che riescono a far credere agli stessi americani che la terra è nata 6000 anni fa e l’evoluzione è un falso? Geni anche loro? O piuttosto non si dovrebbero definire spregiudicati mentitori, approfittatori, fomentatori di ignoranza?

Steve Jobs è stato un grande uomo di marketing, non infallibile, visto che ha fatto pure qualche cappellata con prodotti finiti presto nel dimenticatoio. Era un venditore. Non era un buono, non era “di sinistra”, non era il cavaliere solitario contro il male. Anzi.

Fonte.

Patate discriminate

Perché l’uomo dà così tanta importanza all’ordinalità delle cose?
Perché il primo e l’ultimo assumono una rilevanza particolare?
Cosa rende più buona la prima granita dell’estate e cosa rende così triste l’ultima?
Perché per i fumatori la prima sigaretta della giornata ha un gusto particolare, così come l’ultima?
Perché quando apri un pacco di patatine, la prima si assapora con gusto, e l’ultima diventa la più importante? E tutte le altre povere patatine che hanno riempito il tuo stomaco???
Io voglio difendere adesso tutte le altre patatine, quelle che stanno in mezzo tra la prima e l’ultima, trascurate, bistrattate. Discriminate.
In fondo sono tutte patatine. Fatte allo stesso modo. Stesso odore, stesso sapore. Però quella patatina che ha avuto la fortuna di essere stata acchiappata per prima, diventa la migliore, mentre l’ultima diventa la sintesi della goduria del palato. Solo perché è stata pescata alla fine.
Pensate a quante cose diamo importanza solo perché sono state le “prime volte”, o le ultime…
Esami, viaggi, libri, amori, avventure… in questi casi però, il primo resta sempre il primo, mentre l’ultimo diventa il penultimo, terzultimo e poi via insieme agli altri nel mezzo… sempre che non venga buttato nel dimenticatoio.
Probabilmente l’essere umano, vivendo una vita fatta di un inizio e una fine, tende a riproporre tale prospettiva in tutto quello che fa… dare un principio e un termine, un “primo” e un “ultimo”.
Ma dovrebbe tener presente che se un pacco di patatine fosse composto solo da due patatine, la prima e l’ultima, sarebbe un pacco praticamente vuoto… quindi dite NO alla discriminazione delle patatine del mezzo, e assaporate ogni singola emozione che la vita vi propone, anche se non fosse la prima volta che lo fa.

Testo originale tratto da Sax and the City.

Trovata da qualche parte nel web, la ripropongo qui:

Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli – per senso di responsabilità – e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza né un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene affanculo!”.

Torto, Breve storia di una generazione.

Come non detto.

Meno di una settimana fa nell’articolo “Che smacco…” dicevo che non c’era da fidarsi di gente come la Moratti, perché i loro denari li rendono ciechi ai veri problemi, quelli della gente comune. L’avidità, il desiderio vorace di altro denaro li fa inseguire i propri interessi personali e famigliari, e questo per un politico non va bene.

Non mi sono infatti stupito quando ho letto sulla home page del Fatto Quotidiano che il Pdl a Milano ha approvato nel 2010 un Pgt che prevedeva la costruzione di moschee. La stessa identica cosa di cui adesso il Pdl accusa Pisapia. La strategia è semplice: se vinco, rimane tutto com’è e continuo a fare i miei comodi; le moschee si faranno, ma si cercherà di insabbiare il tutto. Se perdo, ti accuso di aver dato gli spazi ai terroristi islamici brutti e cattivi e di aver aumentato le tasse: tutte cose che io sindaco uscente ho però già deciso poco prima che il mio mandato finisse. Tu non hai fatto niente, però cercherò di attribuirti queste cose così da discreditarti agli occhi dei milanesi.

Ciò che però mi interessa di più è la logica che sta dietro a tutto questo. Lasciamo perdere la decisione di aumentare le tasse; parliamo delle moschee. Il Pdl è un partito che si può identificare con un’ideologia conservatrice, non aperto a grandi cambiamenti. È alleato della Lega Nord, partito noto per un’ideologia razzista, a tratti xenofoba. Uno schieramento politico che dovrebbe avversare l’apertura alle altre culture… allora perché questa decisione? Basta guardare all’economia (aveva ragione Marx: la matrice di ogni cosa è sempre strutturale): la Moratti appartiene ad una famiglia di petrolieri. E con chi fanno affari i petrolieri? Principalmente con Arabi e Nordafricani. E queste popolazioni che religione professano? L’Islam, o mi sbaglio? E le moschee sono edifici di culto di quale religione? L’Islam, questo è ovvio.

A questo punto non è scorretto pensare ad un compromesso che esula dalle ideologie politiche, o sono l’unico ad essere così paranoico? Secondo me non è un’ipotesi così campata in aria: la possibilità di avere luoghi di culto in Occidente in cambio delle licenze di trivellazione.

Intanto anche in Spagna si sono diffuse rivolte a macchia d’olio. Il motivo? La collusione scandalosa tra politica e banche (questa dove l’ho già sentita? :D). Anche qui la radice di tutto è l’economia (malata). Devo dire che qui Marx c’ha proprio preso.

Che smacco…

La Moratti non ha vinto le elezioni di Milano al primo turno, anzi andrà al ballottaggio tra due settimane. La bastardata di spalare merda sull’avversario ben sapendo che egli non avrebbe più avuto diritto di replica è un trucchetto da vecchia scuola sovietica. Ciononostante la Moratti ha preso una sonora batosta alle urne. C’è infatti un piccolo particolare che è stato distorto ma che invece il popolo della Rete conosce: per Pisapia c’è una sentenza definitiva di assoluzione e non un’amnistia e che l’unica persona che deve stare zitta per via di alcune traversie giudiziarie che sta attraversando è proprio la signora Brichetto in Moratti.

Dopotutto c’era un po’ da aspettarsela questa sconfitta: una persona facoltosa come la Moratti non può svolgere bene il proprio lavoro in politica, perché la sua ricchezza la tiene a debita distanza dai veri problemi della gente (non è l’unica ad avere questo problema), finalmente sembra che i milanesi questo l’abbiano capito. Sono proprio curioso di vedere cosa uscirà dal voto del 29 e del 30 maggio.

Leggi l’articolo originale

Alla facciazza dei nuclearisti, che propugnano una tecnologia vecchia di 70 anni: nel nostro settore ci sono innovazioni ogni giorno.

Voi siete vecchi rottami ambulanti preistorici. Noi siamo la nuova ficata. (cit.)

Eh già, perché se nelle rinnovabili ci sono passi in avanti ogni giorno, nel campo nucleare non si è ancora capito come spegnere una centrale. Ci si limita ad incappucciarle con coperture (provvisorie) in cemento armato, ben consci che però dentro il nocciolo è più che mai in funzione. Senza contare il problemino delle scorie, che rimangono attive per qualcosa come 25000 anni prima di decadere ad un livello più sicuro. A scanso di equivoci, tutte queste cose me le ha spiegate un laureato in fisica alla Statale di Milano uscito col massimo dei voti e con una tesi su fisica delle particelle. Una persona che quindi se ne intende, che mangia pane e leptoni alla mattina e che a pranzo non disdegna mai spaghetti al sugo di quark. Sicuramente non il primo pirla trovato ai provini per il Grande Fratello. Sicuramente non Franco Battaglia.

Ma il giochino ce l’abbiamo tutti davanti agli occhi: una centrale viene costruita per durare 20-25 anni, trascorsi i quali però non viene affatto smantellata, fateci caso. Si fa di tutto per prolungarne la vita: prima 30 anni, poi 40, infine 50. Prima o poi si arriverà a centrali con 90 anni di vita: perché si fa tutto ciò? Semplicemente perché NON CONVIENE dal punto di vista economico smantellare una centrale, anche se è giunta alla fine della propria vita… e allora se la logica dietro a qualcosa di così delicato come l’energia nucleare è di stampo meramente economico non sono più così convinto che la sua gestione venga effettuata nel bene della popolazione.

Buona notte, e buona fortuna.

Tra scaricare e comprare uno stesso film ci sono di mezzo enormi differenze, soprattutto nel contenuto; ecco qui il riassunto delle conseguenze che le due diverse situazioni comportano:

(clicca per visualizzare la versione full size)

[Tratto da www.ingdemurtas.it]

Oggi compie 56 anni Steve Jobs, uno dei self-made men più odiosi che conosco. Ciononostante, durante un discorso tenuto presso l’Università di Stanford il 12 giugno 2005, il magnate di Cupertino, al tempo afflitto da un tumore che lo costrinse ad abbandonare temporaneamente la gestione dell’azienda da lui fondata, ci ha lasciato un messaggio molto importante, il quale ha fatto il giro del mondo. Ecco il suo discorso, diviso in due parti:

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