Perché l’uomo dà così tanta importanza all’ordinalità delle cose?
Perché il primo e l’ultimo assumono una rilevanza particolare?
Cosa rende più buona la prima granita dell’estate e cosa rende così triste l’ultima?
Perché per i fumatori la prima sigaretta della giornata ha un gusto particolare, così come l’ultima?
Perché quando apri un pacco di patatine, la prima si assapora con gusto, e l’ultima diventa la più importante? E tutte le altre povere patatine che hanno riempito il tuo stomaco???
Io voglio difendere adesso tutte le altre patatine, quelle che stanno in mezzo tra la prima e l’ultima, trascurate, bistrattate. Discriminate.
In fondo sono tutte patatine. Fatte allo stesso modo. Stesso odore, stesso sapore. Però quella patatina che ha avuto la fortuna di essere stata acchiappata per prima, diventa la migliore, mentre l’ultima diventa la sintesi della goduria del palato. Solo perché è stata pescata alla fine.
Pensate a quante cose diamo importanza solo perché sono state le “prime volte”, o le ultime…
Esami, viaggi, libri, amori, avventure… in questi casi però, il primo resta sempre il primo, mentre l’ultimo diventa il penultimo, terzultimo e poi via insieme agli altri nel mezzo… sempre che non venga buttato nel dimenticatoio.
Probabilmente l’essere umano, vivendo una vita fatta di un inizio e una fine, tende a riproporre tale prospettiva in tutto quello che fa… dare un principio e un termine, un “primo” e un “ultimo”.
Ma dovrebbe tener presente che se un pacco di patatine fosse composto solo da due patatine, la prima e l’ultima, sarebbe un pacco praticamente vuoto… quindi dite NO alla discriminazione delle patatine del mezzo, e assaporate ogni singola emozione che la vita vi propone, anche se non fosse la prima volta che lo fa.

Testo originale tratto da Sax and the City.

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