Ieri ho fatto un giro sulla home page de Il Fatto Quotidiano e vi ho letto che Sky Italia ha dato il benservito a Current TV. Pare che già entro luglio di quest’anno la piattaforma fondata da Al Gore (che tra l’altro è intervenuto ieri sera ad AnnoZero) debba abbandonare il suo posto nel bouquet di Sky. Non possiamo permettere che questo accada. Telefonate ai call center di Sky, inviate e-mail di protesta, fate tutto quello che potete. Minacciate di rescindere dal contratto se non torneranno sui loro passi, come ho fatto io. L’unica cosa che determina le decisioni delle alte sfere è sempre il profitto. A loro non importa quello che pensiamo, ma il fatto che li paghiamo. Se li colpiamo (senza essere violenti) nel punto debole, allora possiamo pensare di risolvere le cose, di smuovere qualcosa. Qui trovate il comunicato ufficiale della redazione. Qui invece trovate l’articolo di Bonsai.tv dal titolo “Che cosa significa rinunciare a Current?” Facciamoci sentire, e ricordiamo le parole del co-fondatore Hyatt: “[Con Current] si tratta di portare l’Internet intelligente in TV, non la TV stupida sugli schermi di Internet“.

Nel frattempo rimbalza nei meandri della blogosfera una notizia a dir poco allarmante: pare che un accordo internazionale (il trattato di Velsen) sia stato stipulato nel 2007 in gran segreto e con il totale silenzio dei media tra alcuni stati della UE che hanno una polizia militare (ovvero Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Italia e Romania). Questo trattato mira alla costituzione di una polizia transnazionale (chiamata Eurogendfor) dotata di privilegi disgustosi (leggi l’articolo linkato per maggiori informazioni) e che in teoria dovrebbe rispondere solo ai ministri di competenza, neanche ai rispettivi parlamenti. Il quartier generale di tutto ciò è stato posto (udite, udite) a Vicenza, in Italia. Il fatto che questa ridente cittadina del Veneto sia anche sede della più grande base militare statunitense in Europa è solo un frutto della casualità che governa il nostro bel mondo deterministico. Tuttavia preferisco non soffermarmi sui particolari, è tutto scritto molto bene nell’articolo di Alessandro Iacuelli. È la riflessione che deriva dalla lettura ad interessarmi. È chiaro che tutte queste cose sono solo prove tecniche di regime, un passo in più verso lo stato di polizia, magari sovranazionale (proprio come Oceania, Estasia ed Eurasia in 1984). Il problema sta nella politica, è questo il punto nodale. Se i nostri politici ratificano questo accordo senza che qualcuno di loro si opponga o renda consapevoli i cittadini (per conto dei quali stanno in Parlamento) allora vuol dire che non fanno l’interesse del popolo. Dunque sono nel posto sbagliato. Ma sapendo che la politica è tutto un dare-avere (“Do ut des” dicevano i latini), allora i nostri politici di chi fanno l’interesse?

Consola invece vedere che, nonostante tutto, c’è ancora qualcuno che non ha paura del proprio pensiero e lo espone senza tante remore, senza paura della repressione. È accaduto in Cina, nota tra le altre cose per aver attuato una serie di provvedimenti atti a reprimere la libertà d’espressione su Internet. Infatti Fan Binxing, l’artefice del sistema cinese di censura on-line, è stato bersagliato da uova (che ha evitato) e da una scarpa (che invece l’ha colpito) mentre stava tenendo una lezione all’Università di Wuhan. Giusto per far capire come la pensa la gente. La notizia continua a rimbalzare su molti siti e blog non solo cinesi. Anche qui la censura dimostra la propria inefficacia: da ore sta tentando ormai di fare in modo che la notizia non si diffonda, ma è tutto inutile. Non si può fermare Internet, neanche in Cina. Citando Pablo Neruda: “Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera“. Molto interessante vedere che non è il primo (e non sarà l’ultimo) episodio in cui il popolo della Rete si fa sentire. Il web sta diventando sempre più uno strumento per farsi giustizia da soli: dove non possono la legge e le istituzioni, può arrivare la Rete. È l’esempio che noi abbiamo la possibilità di unirci e di cambiare le cose tutti insieme… prendiamo le nostre fionde e andiamo all’attacco di Golia.

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