Oggi giornata particolare, quanto meno singolare, nel mondo dell’informazione. Già, perché stamattina (mentre facevo colazione) l’informazione di regime ha colpito la mia curiosità con più di una notizia.

Innanzi tutto, ieri pomeriggio si è spenta a Milano, dopo una lunga malattia, l’attrice Sandra Mondaini. Lei era una delle ultime figure rimaste della “vecchia guardia” della TV (quella vera) e del cinema italiano (quello serio). Della sua generazione fanno parte mostri sacri come Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Mike Bongiorno e Corrado solo per citarne alcuni. Non posso che unirmi al cordoglio che tutto il suo pubblico ha espresso in questi giorni.

Poi ho sentito dell’arbitro Moreno, che dall’Ecuador ha preso l’aereo alla volta degli Stati Uniti, e una volta atterrato all’aeroporto JFK è stato trattenuto perché aveva ben sei chili di eroina nelle mutande. Inutile dire che la scusa della “dose personale” non ha funzionato con i funzionari della DEA statunitense. Ora rischia per legge (come minimo) dieci anni di galera. Finalmente una buona notizia… in tutto il marasma di omicidi/stupri/violenze c’è anche posto per questo! Un po’ di buon umore: tantissimi italiani non vedevano l’ora di vedere (scusate il gioco di parole) dietro le sbarre questo infame. C’è da dire però che le sfighe se le va a cercare con la lanterna…

Successivamente, c’è stata la notizia delle dimissioni di Alessandro Profumo dalla dirigenza del gruppo Unicredit, perché sfiduciato dal CdA del gruppo finanziario. Dopo smentite e contro-smentite, è arrivata la notizia certa della firma, ieri sera, delle dimissioni da parte dell’ormai ex-amministratore delegato. Niente paura, il sig. Profumo ora è a spasso, ma ha ricevuto dal proprio datore di lavoro una liquidazione congrua, per dare il tempo al banchiere di trovare un altro posto di lavoro… la bazzecola di 40 milioni di euro, a fronte di uno stipendio annuo che si aggirava sui 4 milioni. Ma pensate che gli sia bastato? Nossignore, perché con un’astuta mossa padronale ha dichiarato che dei 40 milioni ricevuti, ben 2 li devolverà in beneficienza. Ed intanto la Libia continua a farsi strada, aumentando al 7,5% la propria quota di azioni Unicredit, uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Forse il fatto che la Libia continui a salvare il culo a molte aziende italiane comprando a destra e a manca pacchetti azionari non è un’azione del tutto disinteressata, bisognerà pur mostrare la propria riconoscenza in qualche modo.

Ma veniamo alla notizia del giorno. Ieri, la Guardia di Finanza ha sequestrato 23 milioni di euro presenti su un conto intestato allo IOR, la Banca Vaticana, pronti a partire per altri conti. Infatti di questi 23 milioni, 20 sarebbero dovuti arrivare ad un conto della JP Morgan a Francoforte, e 3 ad un conto alla Banca del Fucino. La Procura di Roma ha messo sotto indagine il presidente dello IOR, Gotti Tedeschi, ed il direttore generale Cipriani per violazione delle norme anti-riciclaggio. A sentire questa notizia mi vengono in mente le parole di Gianluigi Nuzzi, autore di Vaticano S.p.A., quando spiega che lo IOR non aderisce ad alcuna convenzione internazionale anti-riciclaggio, rendendola di fatto una banca off-shore. Tutto ciò nel centro di Roma, non alle Isole Cayman. Sembra un po’ ipocrita voler fare “piena trasparenza” ed intanto essere una banca off-shore che opera al di sopra di ogni legge rivendicando l’extraterritorialità ogni qualvolta fa comodo. Comunque vada non rischiano molto, perché nell’agenzia battuta ieri leggiamo che “Il decreto numero 231 del 2007 recepisce nel diritto italiano la normativa comunitaria sulla prevenzione del riclaggio, e la sua violazione comporta la reclusione da sei mesi a un anno e ammenda da 5mila a 50mila euro, dicono le fonti.” Per gente che fa girare milioni alla volta, una quisquilia, una pura formalità.

D’altronde, come diceva Solone:”La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi.”

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